Vivere da soli: l'esperienza degli appartamenti autonomi per la salute mentale - Gruppo Polis

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Vivere da soli: l’esperienza degli appartamenti autonomi per la salute mentale

Il 5 marzo su Radio Cooperativa, siamo stati ospiti di una puntata della trasmissione “Solo un salto e la ragione diventa follia” a cura dell’Associazione Italiana Tutela Salute Mentale AITSaM, sezione di Padova, condotto da Anna Gatti (presidente sezione AITSaM di Padova). Ai microfoni Elena Bertorelle, Responsabile della Comunità Terapeutica Riabilitativa Protetta “La Meridiana” e dei gruppi appartamento per la salute mentale, e Roberto e Carlo, due inquilini di un gruppo Appartamento Autonomo della cooperativa Il Portico. Elena ha raccontato come funzionano gli appartamenti protetti e autonomi per la salute mentale: cosa li differenzia, chi paga le rette, come vengono gestiti, cosa succede prima e dopo.

Come funzionano gli appartamenti autonomi e protetti per la salute mentale?
Gli utenti inseriti nei GAP (Gruppi Appartamento Protetti) hanno fatto già un’esperienza di comunità terapeutica e queste residenze sono all’interno della linea riabilitativa. Alle persone che si trovano in comunità terapeutica, man mano che raggiungono gli obiettivi, viene loro proposto di intraprendere un percorso in un GAP. Cambia il livello di protezione e cambia l’equipe: non c’è più la figura infermieristica, ma abbiamo soprattutto educatori che sono presenti 4 ore al giorno dal lunedì al sabato. Sono presenti la mattina, in modo che le persone vengano avviate alla loro attività: ci sono persone che frequentano i centri diurni dell’ambito salute mentale o chi fa tirocini lavorativi o lavori veri e propri, quindi l’educatore arriva la mattina, raccoglie eventuali problematiche e avvia le attività della giornata. Poi torna nel tardo pomeriggio per accogliere le persone e fare l’analisi della giornata e supportare gli utenti in tutto quello che riguarda il prendersi cura di un’abitazione.
Una volta che questo percorso sarà terminato si passa a una soluzione che è quella dei GAA (Gruppi Appartamento Autonomi)  dove le persone che arrivano devono essere in grado di fare moltissime cose in autonomia. Nel momento in cui passano in un GAA sono loro i protagonisti del loro abitare quindi devono organizzarsi in gruppo nel prendersi cura della casa, nell’approvvigionarsi del cibo, nell’occuparsi delle cose personali. La cosa più impegnativa è riuscire a fare questa cosa senza delegare a nessuno e, contemporaneamente, avere una giornata lavorativa intensa. Con un supporto adeguato, di gruppo o individuale, lavoriamo per far sì che questo funzionamento venga mantenuto e potenziato e possa durare nel tempo.
Qua gli educatori ci sono 4 ore in tutta la settimana. Noi in base alla conoscenza delle persone distribuiamo i nostri accessi in base ai loro bisogni.
Gli appartamenti sono abbastanza vicini tra loro, 5 si trovano in Arcella e poi ce n’è 1 ad Albignasego nella stessa palazzina con un GAP e le ragazze che vi abitano hanno fatto prima l’esperienza nel GAP e poi hanno proseguito insieme nel GAA.
Il fatto di averli vicini permette l’agilità degli spostamenti degli educatori e poi permette di creare vicinanza e connessioni tra persone che hanno affinità e cose in comune in modo che possano condividere e continuare le relazioni.
Continuiamo a mantenere connessioni con i referenti del Centro di Salute mentale per dare sostegno alle persone nei momenti di difficoltà che possono emergere.
Quanto costa vivere in un Gruppo Appartamento Autonomo?
Nei nostri appartamenti abbiamo 3 persone per appartamento che si dividono le spese. La cooperativa è intestataria del contratto di affitto e delle utenze. Quindi noi ci occupiamo di tutta la parte burocratica. Questi costi vengono ripartiti tra i 3 inquilini: loro pagano tutta la quota o, in caso di necessità, si fanno aiutare dalla famiglia.
Le rette complessive (cibo, affitto, utenze e intervento educativo a domicilio) sono intorno ai 500-550 euro al mese.
Cosa succede al termine di un percorso in un Gruppo Appartamento Autonomo?
La maggior parte di loro decide di non rientrare a casa dopo l’esperienza del gruppo appartamento: vedono i loro fratelli e sorelle che si sono emancipati quindi a loro volta sono spinti a continuare il loro percorso fuori. Anche i famigliari stessi auspicano questo futuro perché il “dopo di noi” è una cosa fondamentale ed è quindi importante che partano avendo già le basi e qualcuno che li segua e li conosca, mantenendo comunque un contatto settimanale o bisettimanale con la famiglia, ma vivendo ognuno a casa propria.
L’esperienza di Roberto e Carlo
Roberto:
Ho fatto un periodo in CTRP “La Meridiana”, poi in due case alloggio. Poi in un GAP e alla fine un GAA . Qua le cose sono andate inizialmente con alcune difficoltà di adattamento per poi assestarsi a un ritmo di vita di routine ma anche di creatività. Scrivo racconti per bambini per mio diletto. Ho costruito una mia dimensione operativa in GAA ed è mio interesse continuare nel tempo finchèéla salute fisica me lo permetterà. In GAA ci si sforza di capirsi e di venirsi incontro, serve molta pazienza e spirito di adattamento . È molto utile l’accompagnamento alla quotidianità e la supervisione della mia referente psichiatrica. Molto utile anche il supporto logistico e psicologico del mio fratello più giovane che è anche il mio amministratore di sostegno.
Carlo:
Io inizialmente sono arrivato in CTRP per 3 anni in cura, dopo varie sedute di psicoterapia e orientamento al lavoro ho fatto una serie di tirocini, prima in attività commerciali della cooperativa e poi in una azienda esterna. Grazie a questa opportunità sono riuscito ad andare in GAP per un anno e mezzo e poi in GAA. L’esperienza è stata positiva, ormai sono passati 4 anni e in questo periodo sono riuscito a raggiungere l’autonomia. È molto vicina all’esperienza della camera in affitto, forse meglio perché qua abbiamo dei turni per la pulizia e il supporto per 4 ore alla settimana di un operatore.
I rapporti con le vostre famiglie come sono cambiati?
R: quando si è costretti a crescere, si cresce. Aumentano le autonomie e quindi aumenta l’autostima, ci vuole molto coraggio con un po’ di sano menefreghismo. Si è più autocritici piuttosto che in famiglia: tante regole che mi do adesso in famiglia non le avevo. Cerco di metterle in pratica regolarmente, voglio essere il meglio possibile, in famiglia ero più egoista.
C: Le esperienze che si possono fare fuori dal nucleo famigliare sono diverse e per questo aiutano a crescere. Imparare a gestire le faccende quotidiane aiutano ad acquisire maggiore fiducia in se stessi e quindi a maturare. Da quando vivo lontano dai genitori loro sono meno protettivi e si sono convinti che riuscirò a continuare il mio percorso con sicurezza.
Ascolta l’intervista completa: