Come riconoscerla e cosa puoi fare tu - Gruppo Polis

I dati ISTAT 2020-21 riportano che sono oltre 15 mila le donne che nel 2020 hanno iniziato il percorso personalizzato di uscita dalla violenza: di queste 9 donne su 10 segnalano di aver subito violenza psicologica, il 67% violenza fisica e il 49% minacce. violenza sulle donne infografica

Quando parliamo di violenza contro le donne non intendiamo solo la violenza fisica e sessuale: un qualunque comportamento che limiti le libertà di un’altra persona è considerabile come violenza.

Esiste la violenza psicologica, caratterizzata da continue svalutazioni e denigrazioni; la violenza economica, tipica di situazioni di fragilità finanziaria nelle quali l’uso del denaro è ad unica discrezione del partner; lo stalking, quando si è vittima di atti persecutori, ossia ci sono una serie di molestie e atti lesivi continuativi che provocano disagio psichico, fisico e senso di timore e paura.

Come riconoscere una situazione di violenza domestica

Attenzione: è importante saper distinguere una situazione di conflitto, da una di violenza.

Il conflitto è un aspetto inevitabile in una relazione umana. Nel conflitto c’è parità
tra le parti, ciascuno ha la possibilità di svolgere il proprio ruolo, ognuno dei due viene rispettato come persona dall’altro. In una situazione di violenza questo non accade: vi è asimmetria tra le parti, uno dei due tenta di annullare o annichilire l’altro e vi è impossibilità a dialogare e comunicare.

 

Nella donna vittima di violenza è possibile riconoscere i seguenti sintomi:

  • Psicologici: paura, confusione, stati d’ansia, stress, attacchi di panico, depressione, insonnia, perdita di autostima, agitazione, auto colpevolizzazione.
  • Comportamentali: ritardi o assenze dal lavoro, agitazione in caso di assenza da casa, racconti incongruenti relativi a lividi o ferite, chiusura, isolamento sociale.
  • Fisici: contusioni, bruciature, lividi, fratture, danni permanenti, aborti spontanei, disordini alimentari.

La violenza sulle donne avviene ogni giorno, dentro e fuori le mura domestiche in maniera trasversale, in ogni classe sociale, età o cultura: può riguardare tutte noi e a tutte può appartenere un comune sentimento di vergogna che ci blocca e non ci permette di chiedere aiuto per fermare la situazione. Nel rivolgerti a noi ti assicuriamo la massima cura e riservatezza nel trattare situazioni delicate e ti garantiamo la tutela dell’anonimato e la sicurezza nel trattamento dei dati personali.

Come dovresti comportarti davanti a una donna vittima di violenza

Le donne vittime di violenza sono reticenti a parlare della loro situazione per vergogna, per paura che il compagno lo venga a sapere, per timore di non essere credute o perché pensano che sia colpa loro. È molto importante che la donna si senta a suo agio e al sicuro nell’aprirsi, che incontri dall’altra parte un atteggiamento non giudicante, e che non si senta forzata a prendere decisioni.

Spesso al maltrattamento si associa un forte isolamento e una chiusura verso l’esterno. Già anche solo la tua vicinanza e solidarietà sono molto importanti.

Dedicati a lei assicurandoti in primo luogo di avere tutto il tempo per ascoltare il suo racconto; mentre parla non interromperla, ma rassicurala con lo sguardo che credi a ciò che ti sta raccontando. Fai domande per capire da quanto tempo avviene la violenza, se è aumentata nel tempo e nella gravità, se ci sono armi in casa. Ti serviranno per capire la pericolosità della situazione e l’urgenza di una soluzione.

Non stupirti del fatto che il racconto possa far emergere sentimenti della donna verso il compagno molto diversi fra loro: amore e paura, stima e odio, volontà di chiudere la relazione e speranza di una riconciliazione.

Non sottovalutare le sue paure. Non farle domande tipo: “perché non te ne sei andata prima/non lo lasci?”. Si sentirà giudicata e non compresa nella complessità della situazione che sta vivendo. Evita di dare giudizi e consigli su quello che deve fare. Sarà lei stessa a dirti ciò di cui ha bisogno. Non prendere iniziative senza accordarti con la donna stessa.

Dille che non c’è nessuna giustificazione alla violenza, che è una responsabilità di chi l’agisce. Una delle minacce usate più frequentemente dal maltrattatore per ricattare la donna vittima delle sue violenze è quella di dirle che perderà i figli in caso di separazione o denuncia. Aiutala a capire che non è una “cattiva” madre se cerca di proteggere i suoi figli e che la violenza a cui assistono può essere destabilizzante per loro.

Cerca di capire quali sono le sue intenzioni senza forzarla verso una strada specifica, ma sostenendola e rimandandole forza. Ci sono sempre rischi legati a ogni decisione presa da una donna maltrattata ed è stata molto coraggiosa ad aprirsi e a raccontarti. Rassicurala che non rivelerai al suo compagno quanto ti ha esposto: ciò potrebbe recarle ulteriori rischi. La fase della separazione, in caso di maltrattamento, può essere molto pericolosa.

CONOSCI UNA DONNA VITTIMA DI VIOLENZA?

Puoi offrire il tuo ascolto alla persona vittima di violenza in un primo momento, ma non puoi aiutarla a uscirne da solo/a: per questo esistono dei servizi specifici che è necessario farle conoscere.

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