Dal blog di Gruppo Polis

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Storie

Testimonianza di un’operatrice del Centro Civico Donna

Ricevo una telefonata come tante, una voce di donna che vuole un appuntamento allo sportello, anche se non sa se potrà esserle utile. Fissiamo un giorno e una data che va bene a entrambe e un paio di giorni dopo incontro D. Arriva al centro disorientata, sfiduciata, ma si siede e comincia a raccontare e a raccontarsi.

Parte da lontano la sua storia, dal fidanzamento, da quel bel ragazzo che anche la sua famiglia aveva accettato e accolto. Si sposano presto ma le cose cambiano velocemente. Iniziano le offese, gli insulti, le svalutazioni. Poi il primo schiaffo, come dimenticarlo? D. non dice niente a nessuno e comincia ad incassare il colpo. Il loro matrimonio non va come lei desiderava e quando arriva il primo figlio le cose peggiorano. Anche in gravidanza racconta delle violenze subite e dello sconforto che cresceva in lei anno dopo anno. Trova il coraggio di chiedere aiuto alla sua famiglia, a sua mamma, ma la risposta la scuote come un pugno: “E cosa pensavi che fosse il matrimonio?” e allora D. comincia a ricordare che in effetti, in casa sua, aveva respirato tante volte tensione e angoscia da bambina.

Quando il figlio ormai è grande, ritrovandosi vuota di relazioni e affetti, vede il volantino del centro antiviolenza e spinta dall’ultima breccia di speranza compone il numero.

Eccoci qui! E ora? Io raccolgo la mia professionalità che, nell’ascoltare, è andata a braccetto con un sentimento di solidarietà e empatia e le spiego che è nel posto giusto. Le propongo un percorso, fatto di supporto psicologico e, nel caso volesse in futuro, anche legale per iniziare la separazione. D. aderisce alle proposte e frequenta il centro con regolarità, trovando pian piano coraggio e scoprendo in lei il desiderio di andare avanti da sola, di ritrovare la sua dignità e la grinta che ricorda di aver avuto un tempo.

Significativa per lei è stata la partecipazione al gruppo educativo di supporto che le abbiamo proposto dopo un po’ di tempo. Il confronto con altre donne, il dare un nome alla violenza, con tutte le sue sfaccettature e le conseguenze che comporta, il non sentirsi più sola, sono stati elementi che l’hanno supportata nelle sue scelte.

Ora D. è separata, vive con il figlio che trova solo lavoretti stagionali, ha problemi economici ma ha riscoperto cosa significa essere padrona della propria vita, la felicità del poter prendere decisioni in autonomia, la leggerezza del non avere più paura.

Ogni tanto passa a salutarci D. e ringrazia per il pezzetto di strada che abbiamo fatto insieme.


violenza di genere

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