Il ritorno alla normalità nei GAP - Gruppo Polis

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Il ritorno alla normalità nei GAP

GAP è l’acronimo utilizzato per indicare i Gruppi Appartamento Protetti: unità abitative dove le persone che escono dalle comunità per la Salute mentale convivono, aiutandosi l’un l’altro nel gestire le nuove autonomie quotidiane acquisite, ma avvalendosi anche del supporto – seppure ridotto a poche ore al giorno – di operatori specializzati.

I mesi trascorsi sono stati difficili e complessi per tutti, ma per chi soffre di disagio psichico hanno presentato delle difficoltà particolarmente dure da superare.

Elena Bertorelle, Referente del servizio Gruppi Appartamento, ci ha raccontato come è stata vissuta dagli inquilini dei GAP la fine del lockdown imposto dall’emergenza Covid-19.

“La tanto attesa Fase 2 ha apportato delle sostanziali modifiche per quanto riguarda gli spostamenti nel territorio, ora i nostri utenti dei GAP possono uscire in autonomia, possono riprendere le loro attività, chi il tirocinio, chi la palestra, vedere qualche amico al bar, usare i mezzi propri e anche prendere l’autobus. Ogni spostamento deve essere comunicato e registrato in un apposito modulo e le uscite devono avere una durata massima di un paio d’ore. Ciò che purtroppo è cambiato solo in parte è la possibilità di avere rapporti ravvicinati con i propri familiari, possono incontrarsi con i parenti solo in struttura, per un’oretta, su appuntamento, utilizzando tutte le misure di sicurezza quali: mascherine, igiene delle mani e distanziamento.
Il fatto di non poter ancora fare i permessi a casa nel week end, in questa fase in cui tutto ha ripreso una certa normalità, è la cosa che più pesa. La possibilità di staccare dal contesto comunitario, poter vivere la propria casa, la propria stanza, la propria intimità, dopo un lungo periodo di chiusura, è la cosa che le persone vogliono di più per potersi sentire nuovamente liberi.
Altro aspetto che per alcuni degli utenti sta pesando molto è non poter riprendere la frequenza del Centro Diurno Attivamente, i contatti a distanza con gli operatori del centro e l’attività di assemblaggio a domicilio ma in questo momento cominciano a non essere più sufficienti nell’impegnare la quotidianità e nel sentirsi uguali a tutti gli altri.”
Abbiamo chiesto quindi ad alcuni di loro come è stato attraversare il periodo di quarantena e come stanno vivendo questa nuova fase di libertà.
M.

Quando è iniziata l’emergenza sanitaria mi sentivo molto confusa e spaesata. Al contrario, sto affrontando meglio questa fase 2, anche perché ora posso uscire, seppure sempre accompagnata da un operatore e in questo modo riesco a fare alcune commissioni ed occuparmi di alcuni impegni personali.

Con l’inizio della fase 2, in appartamento cerchiamo di organizzare al meglio la giornata: se è presente un operatore, chiediamo se possiamo uscire insieme per una passeggiata o per una commissione; altrimenti se siamo da soli, ci dedichiamo ad attività di assemblaggio o ad organizzare aperitivi e cucinare qualche piatto diverso dal solito.

Per quanto riguarda le relazioni sociali, ho vissuto con un po’ di pesantezza l’obbligo di rimanere distanziati, mentre ora la sto vivendo meglio. In questo periodo ho utilizzato più spesso il telefono per mantenere i contatti con una mia cara amica e la sua bambina e questo mi ha permesso di sentirle vicina a me, nonostante ci sia ancora l’obbligo del distanziamento sociale.

A.

Ora che siamo entrati finalmente nella fase 2, mi sento speranzoso e fiducioso per il futuro, perché ho fiducia che grazie alla collaborazione di tutti, riusciremo a tornare alla nostra normalità, quella a cui eravamo abituati.

Sicuramente, rispetto all’inizio, ho notato che siamo lentamente passati da una sorta di deserto, con le strade completamente vuote, senza gente, ad una situazione di maggiore movimento.

Durante questo periodo di quarantena, ho cercato di organizzare la mia giornata nel migliore modo possibile, nonostante ci sia stato qualche momento di difficoltà che però poi è passato. Devo dire che la cosa che mi ha aiutato di più, tra le altre, è stata l’attività di assemblaggio dei materiali gentilmente offerti dal Centro Diurno Attivamente. Mi ha aiutato a tenere la mente occupata e a non rimuginare. La cosa che ritengo inoltre importante e che mi ha aiutato ad affrontare con speranza questa situazione è la forza che ognuno di noi ha dentro e la forza che deriva dal gruppo unito, perché da soli si arriva solo fino ad un certo punto.

Per quanto riguarda le relazioni sociali, sento la mancanza degli abbracci, delle strette di mano, di quelle pacche sulla spalla e di quei gesti di affetto che vorrei regalare agli altri. Rivedrò però molto presto i miei cari e sono convinto che nulla sarà cambiato, perché credo che, anche se non si ha l’opportunità di potersi abbracciare subito, questo non rende meno saldo il nostro legame ma anzi lo rafforza di più.