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Storie

Le Medicine di Gruppo durante l’emergenza Coronavirus

Gli ambulatori della Medicina di Gruppo Integrata gestiti dalla nostra cooperativa Il Portico, in questo periodo stanno proseguendo la loro attività, non senza preoccupazione e stress, ma sempre con grande impegno e capacità di riassestarsi in base alle nuove priorità.
Ne abbiamo parlato con Annamaria Bonollo che si occupa del coordinamento degli ambulatori centrali.
Come è cambiato il tuo lavoro da quando è iniziata l’emergenza?
Il lavoro di coordinamento delle MGI in questo momento è ovviamente cambiato.
Molte delle nostre energie sono orientate a fronteggiare sotto vari aspetti l’emergenza Covid.
Qual è il clima che si respira tra i pazienti che continuano a rivolgersi agli ambulatori?
I cittadini continuano a rivolgersi alle nostre sedi di Medicina di Gruppo riponendo in esse la speranza di trovare risposte ai loro problemi di salute, che nel frattempo non sono diminuiti.
In questi giorni i pazienti trovano servizi riorganizzati per priorità, ad accesso contingentato, filtrato, ma ciò che conta è che quelli rappresentano per molti i luoghi in cui trovare rassicurazione rispetto alla propria salute e rispetto all’emergenza attuale. E questo continua ad essere il centro del nostro lavoro.
E’ importante che le persone trovino volti che li accolgano e disponibilità a farsi carico delle loro richieste e dei loro problemi.
Il personale di studio come sta affrontando questa situazione complessa?
Tutti i nostri lavoratori si stanno impegnando davvero tanto in questo periodo e stanno dando il meglio di se, senza risparmiarsi.
I colleghi, infermieri ed assistenti di studio, sono davvero in prima linea nella relazione con i pazienti. E la prima linea ti espone corpo e mente; a volte ti lancia anche inconsapevolmente oltre il limite.
Per me quindi è fondamentale non far sentire soli i miei colleghi, capire le loro preoccupazioni e a volte anche proteggerli: non servono solo i DPI, ma anche presenza, ascolto, risposte pronte o capacità di ricerca, un mix di fermezza ed elasticità modellati sulla situazione. Su ciò che loro stanno vivendo.
Spesso quando entro in uno dei nostri servizi e lo vedo trasformato dall’emergenza (apparentemente più chiuso, con possibilità di accesso filtrate e limitate, i volti dei lavoratori mascherati dalle protezioni, distanze da tenere…), penso a quanto questa apparenza sia invece inversamente proporzionale alla volontà di mantenerlo per tutti e per più tempo possibile un servizio accessibile a tutta la popolazione. Limitiamo gli accessi, oscuriamo i volti con le mascherine, allontaniamo fisicamente le persone, ma la finalità è preservare il servizio e la sua fruibilità nel tempo da parte di tutti coloro che ne hanno e avranno bisogno.
C’è qualcosa di positivo che porterai con te una volta che la situazione sarà tornata alla normalità?
Questa emergenza credo ci stia insegnando in primo luogo l’importanza del sentirci responsabili della salute nostra e di chi abbiamo accanto, per scelta o per caso.
Ogni nostro atteggiamento e comportamento provoca delle conseguenze sia sulla nostra salute, sia su quella degli altri. E questo forse, in tempi di estremo individualismo, è a mio parere la cosa più preziosa che ci può restare.

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