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Dal Centro Diurno al mondo del lavoro: la storia di Valentina

Valentina è una giovane donna che abbiamo conosciuto ad Attivamente, il nostro Centro diurno per la Salute mentale.

La sua strada si è intrecciata alla nostra perché in seguito alla malattia aveva bisogno di un luogo che la aiutasse a “diventare più tranquilla nel vivere la patologia e più aperta a tutto, avere meno paura e acquisire più sicurezza in sé e negli altri”. E questo significava anche riappropriarsi di alcune abilità relazionali e lavorative ed essere pronta ad affrontare una grande prova: tornare ad avere un lavoro, l’autonomia e il diritto a fare dei progetti per il futuro.

Valentina oggi sta svolgendo un tirocinio in un’azienda, ma una volta a settimana continua a frequentare il Centro Diurno. In una di queste occasioni abbiamo deciso di intervistarla per sapere come stesse andando e per chiederle se avesse dei suggerimenti per chi si trova a combattere come con lei con un disagio di tipo psichico.

 

Cara Valentina, rispetto ai tuoi primi giorni ad Attivamente, quanto ti vedi cambiata oggi?

Beh di certo inizialmente non ero facile da gestire perché stavo ancora male. Ricordo che i primi giorni tremavo fisicamente ed ero terrorizzata, all’epoca vivevo in comunità e uscire, fare la strada da sola, andare tra persone nuove mi spaventava molto. Poi passo dopo passo credo d’essere stata una persona che si impegnava sul lavoro non solo quello pratico, ma anche con me stessa e nel rapporto con gli altri. Penso di essere stata attiva ☺

Oggi mi sento a casa, so lavorare in autonomia, conosco tutti e cerco di rispettare tutti. Ora sono più tranquilla nel vivere la mia patologia e quindi sono più aperta a tutto, ho meno paura e ho acquisito più sicurezza in me e negli altri.

Hai iniziato da poco un tirocinio lavorativo che occupa gran parte del tuo tempo: come stai vivendo questa nuova esperienza?

Non è per nulla facile, persone nuove, lavoro diverso, tempi diversi per 4 giorni e poi un giorno a “casa” cioè qui con voi. Il contesto in cui lavoro è un contesto esigente, molto più richiedente rispetto al Centro Diurno: non ci sono le “pausette”, non esiste il “sono stanco”, si lavora molto di più con modalità che rendono. Bisogna essere veloci e scaltri, performanti, imparare velocemente. Certo ci sono momenti divertenti, ma la maggior parte si lavora in modo sostenuto. Le relazioni con tutor e colleghi sono molto più professionali, certo ogni tanto c’è la battuta, ma il rapporto è incentrato sul lavoro sia con i tutor che con i colleghi, tutti abbiamo un obiettivo giornaliero da raggiungere.

Pensi che questi 2 anni ad Attivamente siano stati utili per affrontare questa esperienza?

Qua con voi ho imparato la voglia di mettermi alla prova, la serietà nello svolgere una mansione, il lavoro di squadra, la capacità di fare lo stesso lavoro per il tempo e anche la capacità di cambiare il lavoro. Sicuramente mi sono impegnata, ma credo che non si è mai pronti al 100%, Questi 2 anni qui mi hanno insegnato molto e ora vivo di rendita. L’unica cosa che è mancata è il relazionarsi con le persone fuori dalla cooperativa, mi spiego avere relazioni con i clienti o fornitori, perché ora questo è un mio punto debole dove lavoro.

Da 0 a 10 quanto può essere impegnativo passare da un contesto protetto come Attivamente ad uno in cui invece si svolge un tirocinio?

Per me è un 10, sono passata da un ambiente familiare a uno sconosciuto con persone diverse e tipologia di lavoro diverso. Differenze: – Il rispetto degli orari es. 8:30 si inizia a lavorare e quindi devo essere operativa già alle 8.25. – Non si può fumare se non durante la pausa (10’). – È richiesta sempre la precisione e una velocità costante. Comunque in generale sono sono soddisfatta, certo miro ad un lavoro e non solo ad un tirocinio, ma so che è un passaggio da fare. Sto imparando ancora oggi quindi l’evoluzione è sempre in atto…

Cosa diresti a chi sta percorrendo una strada riabilitativa ed è in attesa di una opportunità lavorativa come la tua?

Risposte giuste a questa domanda non c’è. Posso solo dire ciò che ho fatto io: impegnarsi in tutti i lavori, proposte e cercando di dare sempre il meglio di me, e poi tanta pazienza e speranza. E poi direi di mettere il cuore e impegno nelle cose che fate, anche se noiose impegnatevi sempre e comunque. Non pensate che non andate bene. Stiamo vivendo un periodo assurdo, dovete avere e trovare forza in voi. Arriva il momento quando sarà l’ora giusta. Vi sentirete in gabbia, non soddisfatti ma sapete che avete tutte le risorse per sopportare questo periodo, il mio consiglio è la pazienza attiva, ovvero siate pazienti ma continuate ad impegnarvi nelle varie attività sia della cooperativa sia altre. Magari fate un corso di cucina on line così vi distraete e imparate cose nuove.

A questo punto del percorso di recovery, Valentina cosa consiglia a Valentina?

Credere di più in me stessa e continuare a vivere usando il cuore pur sapendo che ogni tanto può far male.

Il percorso di Recovery

La finalità del nostro Centro Diurno per la Salute Mentale è contrastare l’isolamento sociale e favorire la gestione dei disturbi psichici. Ad “Attivamente” gli utenti intraprendono un percorso riabilitativo attraverso attività di gruppo ed individuali che mirano allo sviluppo di abilità deficitarie allo scopo di riappropriarsi di un ruolo sociale valido e la ripresa secondo i principi di recovery.

Ma cos’è il Recovery?

Recovery per una persona affetta da malattia mentale vuol dire imparare a fronteggiare gli eventi quotidiani e mantenere accettabili livelli di funzionamento sociale utilizzando gli opportuni sostegni e riconoscendo l’esistenza dei propri deficit. Non significa necessariamente la scomparsa dei sintomi, ma, anche in presenza di questi, il raggiungimento di obiettivi significativi per la propria vita. Recovery è l’instaurarsi di nuovi comportamenti per condurre una vita produttiva e soddisfacente anche in presenza delle limitazioni comportate dalla malattia mentale. Ogni persona definisce questo processo in modo personale.
Valentina infatti definisce il suo Recovery “vorrei diventare più tranquilla nel vivere la mia patologia e più aperta a tutto, avere meno paura e acquisire più sicurezza in me e negli altri”, attraverso un ruolo lavorativo valido e la possibilità, un giorno, di costruire una famiglia propria.

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