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La Meridiana, i 20 anni della struttura che accoglie equipe da tutto il mondo

Inserito il 06/06/2018 | 0 Commenti

L’edizione di quest’anno di Fuori di Festa ha assunto un significato particolarmente importante perché coincide con i 40 anni della Legge Basaglia, che mise fine all’esperienza dei manicomi. Inoltre il 2019 è il 20esimo anno di apertura della Meridiana che ospita ad oggi 14 persone affette da patologie psichiatriche. La Meridiana si caratterizza per essere nel territorio l’unica struttura di questo tipo a gestione mista, 50% pubblica (Ulss 6 Euganea) e 50% privata (Cooperativa sociale Il Portico) e vuole testimoniare il successo di una collaborazione tra pubblico e privato che è stata a suo tempo una scelta senza dubbio lungimirante, che ha saputo fondere e coordinare la competenza e il rigore scientifico con le metodologie educative e il rapporto con il territorio, la cura con il lavorare sul riappropriarsi di un proprio ruolo sociale nello studio, nel lavoro e nell’autonomia abitativa.

“In questi anni sono cambiate molte cose - racconta Elena Bertorelle, Responsabile della Comunità ed educatrice della cooperativa Il Portico - Principalmente la tipologia di utenza: da utenti, alcuni dei quali avevano alla spalle un’esperienza a livello di manicomio e quindi venivano dalla psichiatria classica o da esperienze per lo più di tipo assistenziale, ora trattiamo persone giovani che hanno un buon margine per poter recuperare le abilità utili per acquisire un ruolo valido spendibile nel mondo esterno. Dal punto di vista riabilitativo c’è terreno fertile su cui intervenire per permettere alla persona di poter raggiungere un buon livello di recovery. In questi anni abbiamo investito moltissimo sulla formazione, sposando un metodo che permette all’équipe di poter parlare un linguaggio condiviso e nel tempo potersi aggiornare con quelli che sono i nuovi scenari di cura, abbiamo imparato a gestire quelle situazioni in cui coesistono più disturbi, che hanno bisogno di diversi approcci di intervento, che vanno dai disturbi alimentaie all’uso di sostanze. L’altra cosa che è cambiata è che abbiamo iniziato a occuparci della persona prendendo in carico tutti gli ambiti della sua vita: dalla casa (trovando una soluzione abitativa idonea, dopo il percorso comunitario), al lavoro (cercando sul territorio delle possibilità lavorative in cooperative sociali, ma anche all’interno di aziende e realtà del profit), allo studio (ripresa degli studi interrotti o acquisizione di titoli di studio da poter inserire nel curriculum), al  tempo libero (con attività specifiche che mirano all’acquisizione di competenze relazionali utili per poter coltivare relazioni di amicizia durevoli nel tempo).

Inoltre stiamo lavorando sempre più per creare delle possibilità affinché il territorio possa entrare in contatto con la comunità e la comunità si possa mettere a disposizione del territorio. Attraverso la partecipazione ai tavoli di quartiere cerchiamo realtà sensibili per dare opportunità significative ai nostri utenti. La risposta del territorio è abbastanza buona, molti già ci conoscono e sono venuti a trovarci. Ad esempio alcuni volontari del Servizio Civile ci hanno conosciuto proprio attraverso Fuori di Festa o dopo aver letto per caso il Meridiana News, che è il notiziario cartaceo realizzato dagli utenti della Meridiana, dall’anno scorso la comunità si racconta anche attraverso un blog (Fuori di blog)”

“L’idea nuova, bella e strana che stava dietro a questa esperienza - racconta Luca Balboni, coordinatore infermieristico dell’ULSS 6 -  era che coinvolgendo pubblico e privato anche l’equipe era mista: dal pubblico arrivava il team di infermieri e un medico, mentre dalla cooperativa avevamo educatori, operatori socio sanitari e uno psicologo. Venivamo da esperienze completamente diverse: la visione pubblica era una visione “ospedalocentrica", molto centrata sull’assistenza sanitaria, mentre l’esperienza della cooperativa era territoriale.

Ognuna delle due equipe ha portato una parte importante e nel giro di 10 anni - tanto ci è voluto per superare le logiche del “noi” e “voi”, per diventare un “noi” unico pensante - e siamo diventati un’equipe unica.
L’altra grande novità che ha portato la Meridiana è stata il mettere l’ospite sempre più al centro della riabilitazione. Oggi l’utente è protagonista del suo percorso, il progetto individuale lo studiamo con lui, non per lui, per ricostruire dei ruoli sociali veri, concreti, spendibili e per non farlo ricadere nelle crisi grazie a tutta una serie di strategie che se una volta erano farmacologiche adesso invece sono un mix di soluzioni.

L’esperienza della Meridiana rimane unica, sono venuti a studiarci da tutto il mondo, equipe brasiliane, finlandesi, giapponesi, argentine. Abbiamo cercato di portare modalità nuove di lavoro e dopo 20 anni possiamo dire di aver fatto un buon lavoro. Abbiamo personalizzato degli strumenti, abbiamo colto quello che l’evidenza scientifica portava e li abbiamo personalizzati. Oggi le prospettive degli utenti sono molto buone.”