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Con la Borsa di Studio “Fabrizio Panozzo” cresce la ricerca sui servizi per la salute mentale

Inserito il 03/07/2017 | 0 Commenti

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Dal 2015, a Gruppo Polis è stata istituita la “Borsa di Studio permanente Fabrizio Panozzo”, un progetto dedicato alla ricerca sul tema della salute mentale in memoria del presidente della cooperativa il Portico venuto a mancare a inizio 2014.

Abbiamo incontrato Lucia Bordin, coordinatrice educativa del Gruppo, per capire come e perché si sia deciso di istituire questa borsa di studio e, soprattutto, come stia proseguendo il lavoro di ricerca.

 

Ciao Lucia, allora, partiamo dall’inizio. Quando è nato questo progetto?

Allora, abbiamo iniziato a pensare di fare questa cosa proprio per realizzare un’azione in ricordo di Fabrizio dopo che lui è mancato. Volevamo commemorarlo attraverso un’azione continuativa che ci permettesse di ricordare il suo impegno, la sua dedizione al lavoro nell’ambito della salute mentale, che era quello che lo accendeva di più. Fabrizio cercava sempre l’innovazione nei nostri servizi. La borsa di studio è la forma migliore per ricordarlo.

Abbiamo pensato che gli obiettivi di questo progetto dovessero essere triplici. Per prima cosa sentivamo, e sentiamo, il bisogno di un continuo miglioramento dei nostri servizi, poi sentiamo il bisogno di studiare i temi emergenti nella salute mentale e, infine, ci piace l’idea di offrire una possibilità professionale a qualche giovane talento. 

 

Puoi spiegarci i tempi e le modalità pratiche della borsa di studio?

Certo. La borsa di studio dura sei mesi. Generalmente, il lavoro di ricerca dei borsisti si svolge durante la parte centrale dell’anno. Il borsista si interfaccia con un responsabile scientifico, e poi ci sono io, che coordino e supervisiono l’andamento della ricerca.

La borsa di studio consiste in 400 euro al mese, per un impegno che è part-time, per dare ai borsisti la possibilità di continuare a studiare, formarsi, o comunque riuscire a mantenere anche altri impegni.

 

E quali sono i requisiti che ricercate nei candidati alla borsa di studio?

Beh, generalmente cerchiamo una persona laureata in psicologia, che abbia attitudini alla ricerca e alla sperimentazione, ancora meglio se mastica un po’ di statistica. Ecco, queste sono le caratteristiche che ricerchiamo di più.

 

Dicevi che le vostre intenzioni erano quelle di innovare i servizi dell’aera salute mentale del Gruppo, ma anche di indagare nuovi temi emergenti. Puoi spiegarci meglio?

Sì, le linee di ricerca che ci interessano sono quelle dell’area della valutazione degli esiti e dell’area degli esordi precoci. Come prima cosa c’è da dire che, in generale, in Italia, siamo poco abituati a valutare gli esiti degli interventi riabilitativi che facciamo. In secondo luogo è difficile trovare degli strumenti facilmente fruibili che diano dei risultati associabili allo specifico intervento che si attua.
Quindi, sin da subito, la prima vincitrice della borsa di studio si è dedicata allo studio di tutti i test esistenti a livello nazionale. Ne sono stati selezionati alcuni appartenenti alle aree importanti per noi, come ad esempio la salute psichica, l’empowerment, il rapporto con i famigliari, eccetera. Abbiamo iniziato a somministrare questi test a tutti i nuovi inserimenti dei nostri servizi di area salute mentale, coinvolgendo quindi la CTRP (Comunità Terapeutica Riabilitativa Protetta) “La Meridiana” e il CDR (Centro Diurno Riabilitativo) “Attivamente”.

Per quanto riguarda i risultati, ci siamo messi in contatto con il dipartimento di psicologia – area statistica - dell’Università di Padova. I dati sono ancora in fase di elaborazione, ma speriamo che ci permettano di capire meglio la realtà e il percorso di avanzamento delle persone collegate ai nostri servizi.

 

E per quanto riguarda quelli che hai chiamato “nuovi temi emergenti” invece?

Questo è il progetto che sta partendo quest’anno. Quindi di questo ti posso dire poco perché abbiamo appena iniziato, però si tratta di un bisogno emergente in area salute mentale: ci sono degli esordi di malattia psichiatrica che non sono più simili a quelli che noi abbiamo visto nei primi anni della nostra esperienza qui in cooperativa.

 

Cioè ci sono delle malattie psichiatriche diverse rispetto a qualche anno fa?

Sembra proprio di sì. Qualche anno fa, avevamo a che fare soprattutto con manifestazioni psicotiche importanti, mentre ora, da una decina di anni a questa parte abbiamo visto una diminuzione di queste situazioni e un aumento dei disturbi di personalità e dell’ansia sociale, soprattutto nei giovani. Infatti, i ragazzi di oggi crescono in ambienti molto protettivi però, allo stesso tempo, percepiscono grosse aspettative imposte dalla società e, molto spesso, questo comporta un’incapacità nella gestione delle frustrazioni e bassa autostima. E da lì si possono sviluppare forme di ansia sociale, che in alcuni casi possono diventare patologiche. Questo li porta anche a chiudersi del tutto, a non uscire più.

Questo è un aspetto di grande interesse per la psichiatria perché si è visto che quanto più si prendono queste cose in anticipo, tanto meno si sviluppano gli effetti devastanti delle malattie mentali.

 

E quindi qual è il ruolo che la cooperativa può assumere in quest’ambito?

Beh, questi ragazzi giovani si sentono a disagio nei reparti psichiatrici, li considerano ambienti “stigmatizzanti” e, in qualche modo, li rifiutano.  Ed è proprio qui che entriamo in gioco noi che, come cooperative, riusciamo ad essere viste come meno “stigmatizzanti” e meno formali.

 

Quindi con questa borsa di studio cercate di comprendere meglio questi nuovi fenomeni patologici, e qual è l’obiettivo?

Esatto, questo è il progetto che stiamo avviando con la borsa di studio di quest’anno: siamo ancora all’inizio e per il momento ci stiamo dedicando allo studio di queste nuovi esordi patologici.  Poi l’obiettivo sarebbe quello di mettere in piedi una struttura che possa essere accettata anche da questi ragazzi perché, appunto, non stigmatizzante, ma in cui loro possano essere seguiti sia per l’aspetto sanitario che per quello riabilitativo. Come ti dicevo, comunque, siamo all’inizio. Ora puntiamo ad andare avanti.