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Per fermare la violenza, nasce un nuovo modello di approccio a 360°

Negli ultimi anni le chiamate al 1522, il numero nazionale antiviolenza, sono aumentate costantemente: sono passate da 17.616 nel 2016 a 26.477 nel 2019.
Durante il periodo del lockdown nel 2020 l’incremento ha avuto un picco molto forte: con 5.031 telefonate valide dal 1° marzo a metà aprile (il 73% in più rispetto allo stesso periodo nel 2019).
Le violenze riportate sono soprattutto ad opera del partner (58,4%), ma anche dell’ex partner (15,3%) o di un altro famigliare, soprattutto genitori o figli ( 18,8%, dato in aumento rispetto agli altri anni). Quindi nella stragrande maggioranza dei casi, il violento è la persona che vive sotto lo stesso tetto, che dorme nello stesso letto. E spesso la violenza non è mai un caso isolato, ma parte di una situazione prolungata di minacce e abusi, (non solo fisici, ma anche psicologici, economici).
È sempre più evidente come sia necessario un intervento integrato: non basta più accogliere e proteggere la vittima, ma per evitare fenomeni di recidiva è necessario andare ad agire alla radice della violenza, cercando di intercettare l’autore e affidandolo a un’equipe di professionisti. Ma come si può affiancare questo percorso a quello realizzato con la donna? Devono essere due strade parallele o è necessario che ci siano dei punti di intersezione?
Da queste domande e dopo due anni di sperimentazioni è nato un modello di collaborazione tra Centri Antiviolenza e Centri per uomini maltrattanti, ad opera dei soggetti partner del progetto Recidiva Stop: Gruppo R (Padova – cooperativa capofila del progetto), Una casa per l’Uomo (Montebelluna – TV), Peter Pan (Rovigo), Centro Veneto Progetti Donna e i Comuni di Chioggia, Montebelluna e Padova.
“Sono state poste le basi per un lavoro integrato di intervento che vede coinvolti centri antiviolenza e centri per gli autori, con l’obiettivo comune della protezione delle donne e dei minori coinvolti”, sottolinea Alice Zorzan, Referente dell’Area contrasto alla violenza di genere della cooperativa Gruppo R.
Da gennaio 2019 gli enti partner hanno coinvolto 120 uomini maltrattanti in percorsi di gruppo psico educativi e percorsi esperenziali. Dopo questa fase iniziale sono state contattate e coinvolte alcune delle partner o ex partner vittime di violenza, in tutto 40 donne per un totale di 74 colloqui.
Il modello individuato si basa soprattutto su un lavoro di collaborazione e confronto tra le due equipe coinvolte: sia in una fase preliminare, per condividere obiettivi e metodologie e quindi per avere chiaro il percorso parallelo che verrà realizzato dal/dalla partner, sia nei momenti successivi, per valutare il rischio, rilevare eventuali situazioni di recidiva e monitorare insieme il cambiamento individuale delle persone coinvolte.
La forza di questo progetto è la trasversalità: avendo coinvolto 3 diverse realtà territoriali, si è mirato a trovare delle modalità che potessero essere applicate in qualsiasi contesto.
Il Progetto Recidiva Stop, finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento delle Pari Opportunità, in questi 2 anni ha lavorato contemporaneamente anche alla formazione agli addetti ai lavori: sono stati infatti realizzati 5 incontri formativi (in presenza e online) rivolti sia ai servizi pubblici invianti, sia a operatori/operatrici ed educatori/educatrici del settore contrasto alla violenza di genere, per sensibilizzare rispetto alla necessità di un approccio integrato al tema.
Per maggiori informazioni sul progetto: recidivastop.it

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