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#Ritiratelo: quale prospettiva per i servizi per le donne vittime di violenza?

Inserito il 14/10/2015 | 0 Commenti

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Il 29 giugno 2015 viene presentato in Consiglio regionale il Progetto di legge relativo alla "Razionalizzazione della spesa regionale". A questo progetto di legge, la regione Veneto ha affiancato un emendamento che prevede un taglio complessivo di 100 milioni di euro, di cui 8 milioni di tagli ai servizi al cittadino. I tagli prevedono un azzeramento dei fondi per varie voci del sociale, tra cui i centri antiviolenza, le disabilità, le povertà e il disagio sociale. Da lì ha avuto il via l'indignazione di associazioni, cooperative, onlus e privati cittadini che grazie a petizioni online e la campagna #ritiratelo veicolata dal web, sono riusciti a far ritirare l'emendamento.

Alice Zorzan, responsabile del progetto “Casa Viola” di Gruppo Polis per la tutela delle donne vittime di violenza, ci dà la sua opinione sul ritiro dell’emendamento, con un’attenzione particolare per i centri antiviolenza:

Cosa ha comportato l’annullamento dell’emendamento per i centri antiviolenza e tutti i servizi a loro collegati?

L’annullamento dell’emendamento garantisce la prosecuzione del servizio minimo offerto dai centri antiviolenza, con la garanzia di una quota di 400.000 euro degli 8 milioni stanziati per il sociale.

Questi 400.000 euro bastano a coprire la totalità dei servizi?

Stiamo parlando in ogni caso di una cifra non risolutiva, visto che deve essere divisa tra una decina di centri sparsi su tutto il territorio regionale. Si pensi che solo il centro antiviolenza di Padova ha costi di gestione intorno ai 90.000 euro all’anno e, in generale, un centro antiviolenza ha delle spese che variano dai 30.000 ai 90.000 euro all’anno.

Cosa sarebbe successo se l’emendamento fosse passato in giunta regionale?

Se fosse passato ci sarebbe stato un probabile vuoto nell'erogazione del servizio per un periodo di tempo più o meno lungo e le donne non avrebbero avuto l’opportunità di essere seguite, se non per un primo contatto molto generico e non inseribile in un vero percorso di riscatto. Inoltre, i centri più piccoli avrebbero probabilmente chiuso e anche i servizi di prima e seconda accoglienza avrebbero avuto grosse difficoltà di prosecuzione per la mancanza di fondi. Si sarebbe generato un passo indietro nelle accoglienze in un servizio che ad oggi fa tanto per la comunità, ma che si scontra quotidianamente con la mancanza di finanziamenti. Aver mantenuto questo budget di 400.000 euro è infatti un “tamponare” il problema dei fondi, che sono sempre esigui per affrontare un fenomeno sociale di tali dimensioni.

 Cosa succederà a questo servizio in futuro?

Sicuramente in futuro ci saranno dei tagli nel sociale e quindi bisognerà trovare strade alternative. Dal momento che i finanziamenti dalla Pubblica Amministrazione saranno sempre più marginali, bisognerà puntare all’autofinanziamento. Già da tempo, noi di Gruppo Polis ci stiamo muovendo in questo senso con le varie campagne di raccolta fondi. La prospettiva è quella di smuovere le comunità locali per “trovare soluzioni alternative”, un vero e proprio percorso di coinvolgimento e partecipazione attiva per farsi carico del fenomeno a livello di società civile.